Devo dire di essere stata molto piacevolmente colpita dall’intervista di Daria Bignardi alla modella brasiliana Lea T nel corso de ‘Le invasioni Barbariche’ del 26 Marzo. Conoscevo per grandi linee la sua storia grazie al rumore mediatico generatosi al momento della sua scelta come testimonial per la campagna della Maison Givenchy ed il suo ingresso nella ristretta cerchia delle 50 top-model mondiali: la prima modella transessuale a raggiungere un traguardo così ambizioso. Se ne è poi parlato da noi anche in virtù della notorietà di suo padre, il calciatore Toninho Cerezo, che per molti anni ha giocato nel nostro paese.

La Bignardi, che ricordo sempre molto attenta a tematiche così delicate, ha saputo con grande attenzione delineare la storia della modella a partire dalla sua infanzia italiana “bella, privilegiata” di ragazzo “apparentemente normale”.  Lea, in maniera dolce e delicata, ma tradendo a tratti la sofferenza di certi passaggi, ha raccontato del disorientamento degli anni dell’adolescenza, ribadendo più volte quanto una corretta informazione sul transessualismo possa essere determinante per tutti – genitori e figli – nell’affrontare correttamente una fase così delicata della crescita.

Non ha sorvolato sulle difficoltà dell’accettazione della sua situazione: “venivo da una famiglia molto cattolica ed io soffrivo di questo pregiudizio, perché ovviamente (…) quando l’ho capito per me la transessuale era segno di discriminazione, di perversione, di prostituzione. Io la vedevo così, non riuscivo ad avere altre visioni. Quindi io cercavo di fuggire da questa realtà”. O sulle discriminazioni sofferte a causa dei pregiudizi, raccontando di un brutto episodio incorsole in metropolitana e della totale indifferenza della gente.

Ma la parte più bella, dal mio punto di vista, è stata la sofferta lettura del padre Toninho di frammenti una sua lettera scritta alla figlia: “Non possiamo essere bravi in tutto e tu, Lea T. Cerezo, sai fare molto più che semplici palleggi. Hai avuto il coraggio, con eleganza, di tentare di rompere i paradigmi e di mostrare al mondo che dobbiamo accettare le differenze, essere tolleranti con la diversità, capire e non giudicare ciò che non conosciamo. Il cammino può essere lungo, ma sicuramente non sarò lo stesso senza di te. Bambino o bambina, Leandro o Lea, non importa più. Sarò sempre tuo padre e tu, orgogliosamente, una parte di me”. 

Stupende parole d’amore che hanno emozionato Lea alle lacrime. Fossero tutti i genitori così!: “Conosco tante che sono per strada per colpa dei genitori che le cacciano via. Sapere che ho un padre, una madre, delle sorelle, una nonna, tutte persone che mi appoggiano, è un orgoglio talmente grande, anche perché questo è un messaggio bellissimo che lui sta facendo agli altri genitori. Secondo me è un esempio da seguire. ”

Consiglio caldamente la visione dell’intervista: sono venticinque minuti ben spesi. Da parte mia un grazie a Lea per la sua umanità e per la sua testimonianza. Per me, che sono convinta che molti dei pregiudizi che imperano nella nostra dipendano dalla non conoscenza e dalla versione distorta, sensazionalistica, proposta dai media, è la maniera migliore per fare passare un messaggio corretto.

Che poi sia il momento d’oro per le T-model? In questi giorni ha preso il via anche Italia’s Next Top Model 4, il reality show di Sky condotto da Natasha Stefanenko, e fra le partecipanti vi è anche una modella transessuale nostrana: Adriana Mazzarini. Mi è piaciuto il commento finale di Costanza Rizzacasa su un articolo apparso su ‘A’:  “Chissa che tutta questa non paghi e che Adriana, oltre che una top, non diventi anche un modello per chi si trova oggi nel «dilemma» che ieri era suo”.

In bocca al lupo, Adriana!

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2 thoughts on “Le T(op) Model

  1. Bellissima l'intervista a Lea.
    Sai, io ricordo Lea quando era Leandro, ed era solo un bimbo felice che giocava ai giardinetti. E' da poco che ho scoperto che Lea era quel bimbo ed è stato emozionante riconoscere quegli occhi e quei lineamenti che sono sempre gli stessi, stupendi:)
    Il grande Cerezo giocava nella mia città a quei tempi e io guadagnavo i miei primi soldini da ragazzina facendo babysitter.
    Anche io avevo le lacrime agli occhi mentre suo padre leggeva la lettera.

    Sabry hai visto il video di thailand gots talent, dove c'è una ragazza T* con una voce splendida che ha lasciato a bocca aperta cantando con due voci con tonalità differenti incantando tutto il pubblico?:)

  2. Grazie Carroll: io ho volutamente sorvolato sulle mie lacrime, ed è per me confortante sapere di non essere stata la sola ad emozionarsi. So di essere stupida, ma continuo ad avere una grandissima difficoltà a lasciare uscire le mie sensazioni…
    Io di Cerezo ricordavo solo vagamente il nome (lo sport in genere ed il calcio in particolare non mi ha mai interessato), ma recentemente ho letto un po' della sua storia e della sua esperienza italiana. Sono sempre stata portata a considerare i calciatori dei 'VIP' (che dal mio punto di vista non è propriamente un complimento) e sicuramente sarò stata superficiale, perchè Toninho mi è sembrato veramente una gran bella persona. Anche lui sa fare bene ben altro che semplici palleggi!

    Quanto alla partecipante di Thailand's gots talent: si, l'ho vista ed è una prova molto carina. Mi rendo conto che sia abbastanza sorprendente di primo acchitto, ma in realtà non c'è tanto di strano: ci sono tecniche consolidate per spostare la risonanza della cavità vocale. Sono necessari alcuni mesi di allenamento, ma alla fine riesci a commutare fra una voce maschile ed una femminile. E se hai una bella voce, puoi fare anche la bella impressione della concorrente che citavi!

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