la memoria corta

Stamane mi è capitato casualmente di assistere al programma di Rai3 Lezioni di Crisi, in cui un inossidabile Giuliano Amato, uno dei supertecnici dell’attuale governo, cerca di spiegare alla vasta massa degli ascoltatori televisivi il suo punto di vista in merito alla complessa situazione economico-politica che si troviamo a vivere in questi anni critici.

Del programma ho visto solo un breve stralcio, non ho quindi elementi concreti per esprimere un giudizio complessivo. Devo però dire che il segmento che ho seguito mi ha, per così dire, infastidito.

Il messaggio che ho percepito è che gli accordi di fiscal compact siano stati prontamente accolti dai membri della UE per convincere la Germania che il resto degli Stati non erano degli spendaccioni.

Spero di avere frainteso: sono una quisque de populo e quindi mi capita spesso di prendere lucciole per lanterne. Ma dubito che la trasmissione avesse come destinatari degli studenti di un master di economia, quindi temo che il succo non si discosti in maniera significativa dal messaggio che si voleva trasferire. E questo, unito ai tanti altri segnali ricorrenti che giungono da oramai tanti mesi, continua a rafforzare in me l’idea che gli strumenti messi in campo per affrontare la difficilissima situazione che stiamo vivendo non siano propriamente quegli giusti.

Perchè mai dovremmo convincere la Germania?

Io parto dal presupposto che la scelta di stare assieme sia basata su di una convenienza comune. Così mi è stato insegnato quando a scuola, da bambina, partecipavo alle giornate che annualmente venivano dedicate al progetto di unificazione. Così è stato quando all’indomani della caduta del muro di Berlino, la Germania ha avuto necessità del supporto degli altri stati membri per avviare l’immane processo di unificazione e di riallineamento delle due zone del proprio territorio.

A me non sembra oggi che nessuno dei restanti sedici paesi che aderiscono all’area Euro abbia una salute di ferro. Forse l’idea più conveniente per tutti potrebbe essere proprio quella di lasciare andare la Germania fuori dall’Euro. La locomotiva con il vecchio Marco sarebbe libera di prendere la sua velocità libera da vincoli, mentre ai leader del resto di Europa potrebbero finalmente mettere in campo delle Politiche degne di questo nome.

Percepisco già i sorrisini: è una idea peregrina.

Certo! E’ il discutibile pensiero di umile cittadina di infima istruzione, che non può essere in alcun modo comparato alla Scienza degli accademici che tengono saldo il timone dell’economia mondiale.

Non credo, però, di essere la sola a pensare che la pessima situazione in cui ci troviamo oggi sia dovuta in larga parte proprio alla miopia di certi timonieri dalla memoria corta, che hanno dimenticato le lezioni impartite dalla grande depressione del ’29. Dato che basta prendersi il disturbo di analizzarne le cause storiche delle due crisi per rendersi conto che le radici sono omologhe a quella che stiamo vivendo oggi: sovravalutazione delle aziende, cattiva distribuzione del reddito, politiche di denaro facile, febbre del profitto.

Altrettanto certo che questi mali sono stati aggravati oggi da cattive scelte, come quella di abrogare lo Glass-Steagall Act, la legge americana del ’34 che per mettere in sicurezza il sistema separava l’attività  delle banche di affari da quelle tradizionali.

In un sistema che presenta elementi significativi di rischio, una società moderna e civile deve mettere in atto tutti gli accorgimenti necessari per neutralizzarlo o, al più, renderlo gestibile. Questo è vero in tutte le attività umane… salvo nell’economia, che fa eccezione. Il fatto è sotto gli occhi di tutti, ma la riprova è giunta pochi giorni or sono con il nuovo caso J.P. Morgan, salita agli onori della cronaca sempre per il problema dei derivati.
Perchè non ci stabiliscono regole serie per evitare il ripetersi di situazioni così impattanti sul destino dell’intera umanità? La doomanda è ovviamente retorica, visto che la risposta è lapalissiana.

Credo, quindi, che sia legittimo avere dubbi sulla capacità – o sulla volontà – di certi nocchieri di traghettarci verso il posto giusto. Siamo quindi sicuri che le ricette che ci sono da più parti proposte siano effettivamente quelle più adatte? O stiamo continuando a sbagliare?

Leggo che anche in Germania, con le elezioni nel Nord Reno-Westfalia, stia iniziando a tirare un vento nuovo: chissà che non sia giunto il momento giusto per rimettere le persone al centro del mondo.

Una cosa è certa: l’Italia ha un disperato bisogno di Politica. Quella con la P maiuscola.

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