Ebbene sì. Lo devo confessare. Anche io sono una di quelle a cui piace – e molto – andare per negozi a fare shopping. Anche solo ‘window shopping’, visto che sia a causa del mio fisico, sia per lo stato non brillante delle finanze personali, gli acquisti sono regolati da una stretta logica pragmatica.
Ma andare a zonzo per la città, anche solo guardando le vetrine, è un modo semplice e rilassante per spostare la mia attenzione dai miei problemi verso altre destinazioni. Quando, poi, ho la possibilità di portarmi a casa anche oggetti di poco conto – sono una appassionata di collane, orecchini ed anelli e se ne trovano di bellissimi per una manciata di monetine – sono ovviamente ancora più contenta.

In effetti sono una a cui piace l’espressività della moda, intesa come mezzo per mezzo per manifestare la propria personalità, e non come forma di conformismo o di affermazione di effimeri status-symbol. E mi da fastidio la moda griffata: credo che ogni donna sia in grado di esprimere al meglio la propria immagine senza dover necessariamente ricorrere a capi da boutique.

D’altro canto è una cosa che mi è sempre piaciuta, fin da quando ero giusto una bambina. Da piccola ero una grande appassionata delle bamboline di carta, gioco semplicissimo ma per me di grande fascino. Ne facevo tantissime, ricalcando le silouette dai giornali e disegnando improbabili vestitini dalle immancabili linguette.
Nel mondo di oggi, pieno di giocattoli iper-tecnologici, un balocco così semplice farebbe certamente storcere il muso. Per me aveva un significato particolare: i giocattoli per le bambine mi erano preclusi. Avrei fatto carte false per avere una scatola di Crea la Moda o un Dolce Forno! Quindi sono ben conscia di avere un occhio poco obiettivo. Ma sono fiduciosa che le donne della mia età, che sicuramente ci avranno giocato da piccole, le ricorderanno almeno con simpatia.

Comunque non credo proprio di essere la sola ad averle ancora in mente. Già alcuni lustri or sono ne è nata in Giappone una versione informatica: il Kisekae Set System, un formato grafico pensato per realizzare le cosiddette KiSS Dolls. Bamboline a tutti gli effetti, le Kiss Dolls possono essere abbigliate semplicemente trascinando i singoli capi nel punto giusto.
Ci sono vari programmi di visualizzazione, quasi tutti freeware, ed un mucchio di Kiss Dolls disponibili  su internet: dalle originali in stile manga ad altre a tematica più tradizionale. E se alla mia età non ho più il tempo per giocarci, ho trovato il piacere di diventarne collezionista. Peraltro molte pagine web interattive di Dress Up Games sono basati sull’idea alla base di KiSS.

Ma, visti i progressi tecnologici, ci si poteva fermare qui? Ovviamente no. Il passo successivo era passare in 3D e lo strumento più adatto io l’ho trovato nel più famoso dei mondi virtuali. Da qualche settimana sono ritornata su Second Life.
Ci ero già stata un po’ di tempo or sono, ma forse l’avevo approcciato male, prendendolo come una sorta di chat avanzata. Essendo timidissima e non particolarmente loquace, la cosa a suo tempo non mi aveva entusiasmato più di tanto. Affrontato con occhi differenti mi sono rapidamente ricreduta.

In effetti è l’evoluzione quasi perfetta delle vecchie e care bamboline di carta di quando ero bambina, Ora sono diventate 3D, molto realistiche e completamente interattive. Consentono veramente di dare sfogo alla fantasia e di esprimere, attraverso il proprio avatar, quella personalità che spesso è ostico mostrare nella vita di tutti i giorni.
In più è un ambiente ottimo in cui fare shopping virtuale, che dal mio punto di vista è altrettanto appagante quanto quello reale. E, vista la grandissima disponibilità dei cosiddetti freebies, capi totalmente gratuiti, è possibile andare per shopping e crearsi un sconfinato armadio virtuale senza spendere nemmeno un centesimo! Se solo fosse reale!!

E’ proprio vero, in un cantuccio della mente si rimane bambini.
Specie se da piccole non ci si è potute esprimere quanto si sarebbe voluto.

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