Guardiamo al di là del naso

Dopo le esperienze fatte negli ultimi tempi dovrei considerarmi vaccinata e non meravigliarmi più di nulla; nonostante ciò rimango sopresa ascoltando alla radio il nostro Primo Ministro affermare che lo Stato non è responsabile del terremoto.
Questo può essere vero in assoluto, ma ritengo troppo semplicistico sorvolare sul peccato di omissione che la macchina burocratica ed i nostri politici hanno atavicamente avuto nei confronti dei rischi provenienti dal suolo della nostra beneamata nazione.

Sono nata a Potenza ed ho vissuto in prima persona la tragedia del terremoto dell’Irpinia-Basilicata del 23 novembre 1982. Prima del sisma la mia città non era considerata zona sismica, nonostante fosse stata distrutta più volte nel corso della sua storia. Fortunatamente negli anni successivi le norme si sono evolute e Potenza è stata inclusa nelle aree a rischio sismico.

Quindi, sia pur tardivamente, lo Stato ha preso coscienza del rischio sismico. Ma nelle zone in cui la valutazione di questo rischio è cambiata nel tempo, ci si è preoccupati almeno di verificare in qualche modo la compatibilità del tessuto edilizio con le mutate condizioni al contorno? Perché è ovvio che un edificio, progettato senza i requisiti imposti dall’appartenenza ad una zona sismica, non è detto che resista alle sollecitazioni di un terremoto, specie se  i margini di sicurezza progettuali non sono eccezionali.

Visti i vari eventi degli ultimi anni non mi pare che questo sia mai stato fatto: attendiamo passivamente che la bonifica – perdonatemi la brutalità – venga fatta dalla natura, che periodicamente distrugge quello che l’uomo ha costruito in maniera non accorta.

Lungi da me fare polemica, la mia è giusto una riflessione, ma in Italia ci ritroviamo regolarmente di fronte a situazioni analoghe; fenomeni per noi catastrofici che in altre realtà, più organizzate e più previdenti, vengono tranquillamente assorbiti come eventi routinari. Per cui sopportiamo costi altissimi, sia in vite umane che economiche, che con politiche più accorte e previdenti si sarebbero potuti ridurre di ordini di grandezza. Non siamo capaci di guardare al di là del nostro naso.

Di chi è la responsabilità di questo stato di cose, se non della macchina dello Stato e di chi ci ha governato negli ultimi decenni?

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3 thoughts on “Guardiamo al di là del naso

  1. Ciao, sul mio blog ho ripubblicato un video del noto sismologo Giuliani, il quale afferma che lui è stato in grado di prevedere questi terremoti ma che non avendo degli apparecchi per misurare il radon al di fuori della zona dell Aquila, non è riuscito a stabilire se questi eventi potevano accadere nel nord o nel sud Italia. Ora mi chiedo…se lui afferma il vero, come mai non ha finanziamenti pubblici per monitorare tutto il territorio italiano in modo da prevedere i terremoti controllando il gas radon!???
    Dai un occhiata al mio ultimo articolo per vedere il video 😉

    1. Io personalmente sono estremamente scettica su considerazioni di questo tipo. La comunità scientifica internazionale è concorde nell’affermare che al momento non c’è modo per prevedere in modo deterministico – nel tempo e nello spazio – il verificarsi di un terremoto. Si parla da tempo dei cossiddetti ‘precursori sismsici’, eventi che dovrebbero precedere il verificarsi di un terremoto di una certa entità. L’analisi del flusso del radon è uno di questi, ma ce ne sono altri, come, ad esempio, il monitoraggio delle emissioni radio in banda ULF. Il problema è che se in qualche caso è possibile applicarli in modo inverso, per trovare una conferma dopo che un evento si è verificato, non mi risulta che esista una dimostrazione scientifica di una certa correlazione che possa supportarne un uso oggettivo.
      Proprio l’analisi del radon è uno degli elementi più incerti, perchè il gas è presente in tante aree del nostro territorio con un livello che è naturalmente fluttuante.
      Il problema è che si parla di una materia complessa: nel 1985 fu fatta evacuare la zona della Garfagnana perchè era stata fatta una ‘previsione’ di terremoto. Furono fatte sloggiare circa centomila persone. Il terremoto, ad oggi, non si è verificato, quindi la previsione si è dimostrata fallace, ma le polemiche si trascinarono per lungo tempo.
      In Italia, che ha un rischio sismico esteso e diffuso, l’unica strada per stare al sicuro è fare prevenzione, che è quello che ci manca.

      1. Anche in questo caso la furbizia dell’uomo,anzi del politico rampante non ha limiti. In Italia ci sono leggi che affermano che lo stato si prende carico di ricostruire le case di coloro che le hanno perse in un terremoto quando il sisma supera il 7,5° della scala mercalli.
        Orbene quando i sismologi nazionali comunicano al capo dello stato e ai vari politici questi avvisi di criticità, le istituzioni aggirano questo problema comunicando alla stampa che la misurazione del sisma é molto più basso.Con lo scopo di non pagare la ricostruzione a spese dello stato ma accollandola al singolo cittadino.”E’ sufficente informare gli organi di comunicazione che la criticità del disastro si é svolta all’interno della scala che và dal 5° al 5,5°”
        Del resto é difficile da parte di un terremotato controbattere tali informazioni.Primo perchè si dovrebbe essere tutti geologi e secondo perchè agli Italiani puoi togliergli tutto…meno che il calcio e quindi a parte le prime lacrime, poi si adeguano a vivere in continer incandescenti senza capire di essere stati presi ingiro. Ciao

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