Figlie di un Dio minore

Negli ultimi giorni si è molto parlato della vicenda di Jenna Talackova, la finalista del concorso di Miss Universo Canada squalificata dalla competizione perché transessuale. Si sono interessati alla vicenda non solo tutti gli organi di informazione ufficiali, ma anche blog e trasmissioni di varietà. Il taglio, come spesso accade quando a ‘fare cronaca’ sono persone transessuali, spesso non è stato di buon gusto – vedi ad esempio le battute di Fabio Volo nel suo programma di LA7 ieri sera.

Cosa più importante, della vicenda è stata data una immagine distorta, dipingendo la bella Jenna come una persona che con sotterfugi – sottacendo o nascondendo il fatto di essersi sottoposta alla riassegnazione chirurgica del sesso – si è spacciata come qualcosa che non è. Si sono sprecate frasi del tipo “ha nascosto agli organizzatori“, “ha partecipato in incognito”“non destava alcun sospetto”, “ha taciuto di essere transessuale”, “è stata scoperta con grande ritardo”. Frasi che lasciano – nemmeno velatamente – sottintendere delle negatività che non esistono assolutamente nel caso in questione.

Jenna, infatti, è a tutti gli effetti (compreso quelli legali) una donna. E poiché il regolamento della manifestazione canadese non prevede clausole di esclusione per il non essere di sesso femminile fin dalla nascita (come invece è per la nostra ‘Miss Italia’), la sua candidatura era oggettivamente del tutto legittima.
Prova ne è il fatto che la storia della sua esclusione si è tinta dei connotati della telenovela. Prima è stata oscurata sul sito web della manifestazione, per poi riapparire dopo brevissimo tempo come se si fosse trattato di un banale disguido tecnico. Successivamente è stata ufficialmente squalificata, in base al fatto che la ragazza non era stata partorita donna.

Ad una persona cisgender la cosa può sembrare banale: la solita manfrina collegata alle competizioni di bellezza. Anche se, per la verità, mi chiederei come reagirebbero le persone “normali” se in competizioni pubbliche esistessero criteri di esclusione del tutto arbitrari come, poniamo, l’avere gli occhi blu.
Ma per chiunque lotti per il riconoscimento, a qualsiasi titolo, di una parità sociale garantita solo a parole, ma nella sostanza negata dai fatti, la squalifica di Jenna è sembrata subito una grande ingiustizia, a cui il popolo della rete ha risposto con grande velocità. Una petizione on line che chiedeva il suo reintegro nella manifestazione ha superato in brevissimo tempo le 40.000 firme.

Così, mentre molte, variegate realtà scherzavano sulla notizie, altre – come la GLAAD (Gay & Lesbian Alliance Against Defamation) – hanno lavorato per correggere ciò che mostrava chiaramenti i contorni di una palese discriminazione.
Sta di fatto che a sole ventiquattr’ore dalla conferenza stampa che la Talackova – assistita da una avvocatessa impegnata nella tutela delle cause femministe – aveva convocato per discutere della sua vicenda, l’organizzazione è ritornata sui suoi passi.
In un comunicato stampa ha dichiarato che “L’organizzazione di Miss Universo consentià a Jenna Talackova di competere per la competizione di Miss Universo Canada 2012 sempre che risponda alle norme legali di riconoscimento di genere del Camada e agli standard fissati da altre competizioni internazionali”.
Ma la questione è andata anche oltre: in un comunicato stampa di ieri, la GLAAD ha dichiarato di essere attivamente al lavoro con l’organizzazione di Miss Universo per “aprire la competizione alla comunità transgender”.

Il nocciolo della questione è sintetizzato egregiamente da una dichiarazione del portavoce della GLAAD, Herdon Graddick, che commentando la vicenda ha dichiarato “Ci sono oggi tantissime donne che non hanno pari opportunità per lavoro, casa e sicurezza  per il solo fatto di essere transgender”.

Per le persone transessuali, il non riconoscimento dei diritti fondamentali di uguaglianza e di pari opportunità sancito dalle leggi e dalle costituzioni è una praticamente una norma. Puoi essere uno/a sex worker o un/a cittadino/a che vive nel pieno rispetto delle leggi, ma chi vive la mia condizione tocca con mano l’ostilità latente di una larga fetta della società, che si concretizza troppo spesso in atti discriminatori.
Atti, che nel migliore dei casi sono verbali, ma che non è raro che degenerino in manifestazioni di violenza.

Il caso della Talackova è oggi un emblema della situazione. In Italia, come in buona parte del mondo, è considerata una non-donna (nonostante per lo stato Canadese lo sia), che si finge donna per usurpare uno spazio che non le compete. Basta fare una ricerca su Google e leggere le notizie per rendersi conto di questo fatto.

Per inciso, è sconcertante constatare come le notizie siano scopiazzate le une dalle altre. Uno dei primi lanci della Cnn riportava la frase “Talackova said she knew she was a girl at age 4” – che nella nostra lingua significa “La Talackova ha detto di sapere di essere una ragazza a quattro anni”. Questa frase è stata erroneamente riportata, anche da repubblica.it, come “La Talackova è conosciuta come donna sin da quando aveva quatto anni”. Provate a verificare quanti siti riportino più o meno integralmente questa errata traduzione.

Questo dimostra, e nemmeno tanto indirettamente, che si tratta di posizioni che si auto-alimentano, perché “il trans” (quanto è odioso questo termine) fa notizia e solletica il prurito di un gran numero di persone.

Poco importa che viviamo in una nazione che afferma di riconoscere la dichiarazione universali dei diritti umani.

Poco importa che l’articolo 21 della Carta dei diritti della UE dichiari che nell’Unione Europea “È vietata qualsiasi forma di discriminazione fondata, in particolare, sul sesso, la razza, il colore della pelle o l’origine etnica o sociale, le caratteristiche genetiche, la lingua, la religione o le convinzioni personali, le opinioni politiche o di qualsiasi altra natura, l’appartenenza ad una minoranza nazionale, il patrimonio, la nascita, gli handicap, l’età o le tendenze sessuali.”

Poco importa che la Costituzione Italiana reciti all’articolo 3 che “tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.”

Quando finiremo di essere considerati figli/e di un Dio Minore?

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2 thoughts on “Figlie di un Dio minore

  1. Ciao Sabrina, ho trovato un articolo al limite dell incredibile su Gente (il 14) di questa settimana, si parla di transgender bambini e di un medico che cura i transgender, parla di malattia, di disturbo, ci sono anche pareri diversi, mi sembra un articolo interessante e mi piacerebbe leggere un tuo parere su questo.

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