DiG, questo sconosciuto

Riprendo il commento:

Ciao Sabrina, ho trovato un articolo al limite dell incredibile su Gente (il 14) di questa settimana, si parla di transgender bambini e di un medico che cura i transgender, parla di malattia, di disturbo, ci sono anche pareri diversi, mi sembra un articolo interessante e mi piacerebbe leggere un tuo parere su questo.

Ho letto l’articolo del periodico Gente, e devo dire di averlo trovato sostanzialmente corretto nella esposizione della situazione.

Il cuore del problema nasce dalla identità di genere. Ogni individuo ha la propria, che si forma nei primi anni di vita. E’ quella che ci fa vedere maschi o femmine, e che – nella stragrande maggioranza degli individui – coincide con i caratteri sessuali. In un numero abbastanza ristretto di persone, invece, l’identità di genere è differente dal sesso.

Come diceva il dott. Todarello nell’articolo, le cause di questa situazione non sono note. La teoria riportata, quella di uno scompenso ormonale fetale, è solo una delle ipotesi che sono state formulate per spiegarne l’eziologia, ma ce ne sono altre. Quello che è chiaro è che l’embione nello sviluppo parte da una struttura femminile per poi differenziarsi durante lo sviluppo in base al bagaglio cromosomico. In questo punto di ‘scambio’ succede qualcosa che porta il corpo a evolvere su un binario diverso da quello della mente. C’è da tenere presente, infatti, che questa situazione interessa sia i maschi che le femmine cisgender, sebbene l’incidenza nella popolazione maschile è  ben più ampia di quella femminile.

E’ una patologia? Nelle passate edizione del Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders (DSM) questa condizione è stata definita prima come disforia di genere, poi come disturbo dell’identità di genere (DiG). Il termine disforia – che è l’opposto di euforia – esemplifica in maniera estremamente chiara che il DiG ha come effetto quello di far stare oggettivamente male le persone. Questo però non implica che debba essere necessariamente considerata una patologia psichiatrica. In questi mesi, che è in fase di definizione la quinta edizione di quella che è a tutti gli effetti la bibbia della psichiatria, si dibatte molto in merito alla depatolizzazione del DiG; in alcuni paesi, come ad esempio la Francia, questo è stato già fatto.
Quallo che è scientificamente certo è che non esiste un trattamento psichiatrico al DiG. L’identità di genere, una volta formata, è una caratteristica intrinsica della personalità dell’individuo e non può essere modificata. Se il disagio imposto dalla Dig raggiunge livelli non tollerabili, l’unica soluzione percorribile è quella di adattare il corpo alla mente, effettuando quella che viene definita la riassegnazione chirurgica del sesso (RCS).  Si tratta di una procedura complessa, che ha risultati migliori quanto più giovane è la persona che vi si sottopone.  Lo scopo ultimo, infatti, è quello di dare alla persona un corpo nel quale si possa pienamente riconoscere. L’identità di genere, infatti, non ha nulla a spartire con l’orientamento sessuale, che segue una sua strada. E per quanto possa sembrare strano, non è per nulla scontato che un/a transessuale preferisca persone del proprio genere di origine.

Altrettanto sbagliata è l’idea che una persona si renda conto di essere transessuale solo nella preadolescenza, a momento in cui cominciano a sorgere le pulsioni sessuali. E’ molto più frequente l’avere la certezza di essere del sesso sbagliato già in tenera età. Io, ad esempio, ho iniziato a rifiutare il mio corpo ben prima di iniziare l’età scolare, e non sono assolutamente una mosca bianca.

Questa situazione crea una serie di problemi. Uno di cui non si parla spesso – ma che io ho sperimentato in prima persona – deriva direttamente dal che il fatto che transgenerismo e transessualismo non siano socialmente ben accetti. Questo spinge i giovani a tenere nascosta la propria identità di genere (spesso anche ai genitori) ed a dovere affrontare una situazione così difficile in piena e totale solitudine.
Ma anche nel caso questo non accada, e ci si trovi in una famiglia pienamente accogliente e supportiva, come procedere nel caso dei bimbi transgender? Pur avendo dei dubbi sull’attendibilità delle statistiche riportate nell’articolo, rimane il fatto che in presenza del dubbio anche remoto che un qualsiasi intervento possa essere sbagliato credo sia giusto non prendere decisioni irrevocabili.
Da queste considerazioni è scaturita una linea di pensiero che vede nel blocco della pubertà una strada praticabile per spostare la questione sino al momento in cui la formazione dell’identità di genere sia certa e stabile, per poter poi agire di conseguenza.  Questa metodica consiste nel somministrare degli antagonisti degli ormoni che impediscono lo sviluppo dei caratteri sessuali secondari, ponendo il corpo come una sorta di stand-by. Successivamente i medici potranno decidere in base all’evoluzione della personalità dell’individuo se sia necessario sospendere la somministrazione di questi farmaci, o se modificare il trattamento nella prospettiva di una succesiva RCS.

Ovviamente non c’è unanimità di vedute sulla questione. C’è chi sostiene che il blocco dei flussi ormonali possa provocare problemi, soprattutto di fertilità.
Io, da quisque de populo, ma da persona che ha sperimentato sulle proprie spalle questa condizione, credo che nel momento in cui si riesce a giungere ad una diagnosi così precose sia sbagliato il non fare nulla. Non bisogna dimenticare che nelle persone che presentano il Dig la percentuale dei suicidi è di venticinque volte maggiore che nelle persone normali.
Ma, ovviamente, il mio è un parere personale.
Non meraviglierà, quindi, il fatto che mi abbiano colpita negativamente le parole di don Mazzi riportate nell’articolo: “E’ una manipolazione che mi spaventa e che rifiuto. Non in chiave moralistica, ma umana: i bambini non si toccano”. Ma chiedo al sacerdote, di cui peraltro apprezzo l’impegno sociale: solo in questo caso? O è un discorso più generale, rivolto a qualsiasi tipo di trattamento medico? A me sembra una risposta del tutto superficiale, che sorvola allegramento sul nocciolo del problema.

L’appunto più serio lo farei proprio all’occhiello: “la scioccante odissea genetica di 12500 bambini”, che è del tutto fuorviante. Di genetico, in tutte la vicenda, non c’è proprio nulla.

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5 thoughts on “DiG, questo sconosciuto

  1. un solo appunto…vedo che tieni d occhio quello che dicono ufficialmente gli psichiatri, bene, spero che li tieni presenti come un dato di cronaca necessario per poter parlare con sapienza di questi argomenti e non di più, farse sai meglio di me che da quelli è meglio stare alla larga, basta guardare al continuo aumento delle malattie mentali e dei suicidi/omicidi dovuti a cure psichiatriche nonostante ci siano in giro un infinità di psichiatri e che farmaci come il Tavor siano più venduti della Aspirina…
    Io ne ho conosciuti di quelli e ti posso dire con certezza che se io avessi una “questione” simile addosso, non andrei mai e poi mai da loro, piuttosto da un idraulico, si perchè no! meglio un incompetente onesto di uno che crede di sapere chissà che cosa, che spesso mente sapendo di mentire 😉
    Io sulla competenza mentale di un idraulico potrei anche scommetterci! (di uno in particolare che va in Brasile quando qui è natale) 😉

    1. Chi vive la mia condizione non può non relazionarsi con le strutture preposte. E per psicologi e psichiatri si applicano le stesse valutazioni che per ogni categoria di esseri umani: c’è uno vasto spettro che va dalla eccellenza alla incompetenza, senza soluzione di continuità. Non credo, quindi, che sia giusto fare di tutt’erba un fascio. E’ vero, ci sono incompetenti. Ma ci sono anche persone serie, preparate e che fanno questa professione per vocazione e non per denaro… e non sono poche. Il problema, come spesso accade da noi in Italia, è quello di avere la fortuna di trovare la persona giusta al momento giusto.
      Ma questo non vale solo per la psicologia…

      Grazie per il commento!

  2. Non intendevo fare tutto un fascio di uguali, solo far capire che, secondo il mio parere ed esperienza, andare da uno psichiatra e equivale a cercare acqua in un deserto.
    Buona serata e grazie a te del tuo parere su quell articolo! 🙂

    1. Sei stato chiarissimo… E concordo con te che ce ne siano molti, in giro, che diplomaticamente definirei ‘non eccessivamente preparati’ 😉
      Buona Pasqua!

  3. Mi ritrovo tristemente nel tuo scritto, soprattutto nella parte “questo spinge i giovani a tenere nascosta la propria identità di genere”.

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