Dedicato a Nicole

E’ molto interessante la storia di due gemelli adolescenti americani pubblicata dal quotidiano statunitense The Boston Globe.

I due giovani sono nati entrambi di sesso maschile, ma hanno iniziato a mostrare subito comportamenti molto differenti: mentre Jonas mostrava nel corso della crescita interessi maschili, Wyatt aveva invece una evidente predilezione per la sfera femminile.

Non mi dilungo nel raccontare la storia, che puoi essere letta sul sito del Boston Globe qui o qui (o, in italiano con la traduzione automatica di Google – tutto sommato del tutto comprensibile, qui). Wyatt oggi è Nicole e sta iniziando il suo cammino che la porterà ad essere donna.

Mi piace però fare alcune considerazioni.

Vorrei innanzitutto esprimere la mia ammirazione per la grande capacità della famiglia di rendersi conto della sensazione di disagio del proprio figlio e di come si siano mossi per affrontarla. Non è facile per chi non vive la disforia in prima persona rendersi conto di cosa significhi vivere in un corpo che non è proprio, ed è ancora più difficile prestare credito alle richieste di un bambino. Anche se in questo caso il fatto di vivere a Boston, dove ci sono strutture preparate ad affrontare situazioni così peculiari, ha sicuramente contribuito positivamente, è innegabile che ci voglia una grande forza di carattere per affrontare il caso scevri da pregiudizi di ogni sorta.

Mi hanno molto colpito le parole della madre di Nicole: Credevo in Nicole: ha sempre saputo chi fosse. Anche io ho sempre saputo chi ero, se solo avessi trovato qualcuno disposto ad ascoltarmi ed a credermi. Non c’è quindi da meravigliarsi di quanto dichiarato nell’articolo dal Dr Spack, 68, che ha decenni di esperienza nel trattamento di transessuali giovani ed adulti: “Parliamo di una popolazione che ha il più alto tasso di tentativi di suicidio al monto, ed è fortemente destinata al non trattamento, specialmente se sono rifiutati dalla loro famiglia per essere ciò che pensano di essere”.

La fotografia che esce dell’articolo é quella di un dramma evitato con la giusta evoluzione verso il classico lieto fine. E’ bello il ritratto di una famiglia che si ritrova unita a lottare per ottenere la felicità di un proprio membro. E’ che è pronta ad accogliere chi è diverso con quello che ogni essere umano dovrebbe meritare: rispetto ed affetto.

Quello che fa più rabbia è che si tratta, tutto sommato, di qualcosa che non è per nulla difficile da ottenere. Ci vorrebbe veramente molto poco per affrontare delle situazioni simili, senza farsi prendere la mano da pregiudizi e moralismi, e senza sottovalutare (né sopravvalutare) dei problemi che non sono assolutamente trascurabili.

Io credo che nessun genitore desidererebbe per i propri figli un futuro di infelicità.

Purtroppo, come è capitato a me e a tante altre persone che hanno avuto esperienze analoghe, questo succede ancora oggi troppo frequentemente.


20/5/2017: Nicole è cresciuta, ed è diventata molto attiva sul fronte dei diritti. Per saperne di più, vi suggerisco di leggere questa intervista, e di seguire il suo discorso al TEDxSMCC

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