Di chi è la crisi?

Rischierò di fare la figura dell’allocca, ma devo confessare di continuare a sorprendermi per le affermazioni dei nostri vip – preferisco utilizzare questo termine, visto che con l’insediamento dei tecnici al govento il termine uomini politici è diventato riduttivo.

Mi sorprendono le affermazioni – temo, scarsamente obiettive – del presidente Napolitano, che per me continua a scivolare dalle posizioni di garante super partes proprie del suo ruolo, verso il gruppo dei difensori di una corporazione partitica che ha oramai fatto il suo tempo.

Mi meravigliano ancora di più le affermazioni del nostro Presidente del Consiglio dei Ministri sulle responsabilità morali. Leggo da Repubblica.it: “Le conseguenze umane” della crisi “dovrebbero far riflettere chi ha portato l’economia in questo stato e non chi da quello stato sta cercando di farla uscire”. “Lo stato negativo e per certi versi drammatico dell’economia italiana è figlio di una insufficiente attenzione prestata in passato alle scelte di lungo periodo per le riforme strutturali”.

Ora, è certamente vero che se avessimo avuto al timone della nazione personaggi di spessore, con la capacità di guardare al benessere ed al futuro della Nazione, è più che probabile che oggi ci troveremmo in una posizione nettamente migliore di quella che stiamo vivendo.

C’era, però, una volta un tizio che affermava “chi è senza peccato, scagli la prima pietra”. Ed io non credo ci si possa dimenticare del totale fallimento dimostrato dal segmento di scienza a cui fanno riferimento proprio molti dei Professori che compongono il nostro governo: l’Economia.

Che le scienze economiche si siano dimostrate incapaci di prevedere il montare di questa crisi è un fatto oggettivo.
D’altro canto l’economia si basa, come altre scienze, su modelli della realtà. Ma la complessità umana è raramente riconducibile con esattezza ad un modello matematico, ma – soprattutto – ci si trova al cospetto non di una entità statica, ma fortemente dinamica.
Non mi sembra, però, di avere sentito dei mea culpa provenire da parte di quell’area. Anzi, a me quisque de populo pare che si continui nello stesso errore di lasciare andare le cose come vanno: la necessità di regole esplicite, che è stata più volte e da più parti invocata come necessaria, mi sembra  sia rimasta lettera morta se – come accade qui in Italia – la commistione fra banche e finanza è rimasta irrisolta.

Io personalmente sono stanca di continuare a riascoltare ritornelli a cui siamo abituati da decenni. Credo che sia il tempo di smettere di attribuire le responsabilità dei mali correnti ad altri ed al passato.  Sicuramente c’è sempre una verità di fondo.
Ma non mi si venga a dire che si tratta di azioni obbligate e non di scelte: politici o tecnici che siano, chi dirige ha sempre più opzioni disponibili per raggiungere uno scopo.
E forse non era necessario scomodare tecnici e supertecnici per fare le cose fatte sino ad ora.

Se vuoi condividere...

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

*