Che c’è di male?

Sul blog del Corriere della sera, “La 27′ ora” è uscito ieri un interessante post a firma di Antonella De Gregorio dal titolo Che c’è di male se un bambino vuol vestirsi da femmina?

E’ una domanda che mi sono posta tante volte anche io, e potrei riferire un lungo elenco di risposte che mi sono state date quando, a suo tempo, ponevo anche io domande analoghe.

E’ però un segno tangibile del fatto che, finalmente, queste tematiche si stanno liberando dai legacci del pregiudizio e che si comincia seriamente a comprendere quanto una mentalità più aperta possa giovare all’integrità psicologica di quelle persone che si trovano a dover convivere con la disforia di genere.

Io personalmente non credo che la neutralità a tutti i costi sia un elemento positivo. Sono più dell’idea che le tendenze individuali semplicemente non debbano essere ostacolate. Ho conoscenza diretta di varie situazioni che sono rientrate autonomamente nel quadro della maggioranza, e di altre che invece hanno virato in modo inequivocabile verso il gruppo, di minoranza, di cui anche io faccio parte.
Quello che invece considero importantissimo è invece che la famiglia, prima – e la società, poi – non facciano mai mancare a queste persone,  che già di per se si trovano a vivere una situazione difficile e complessa, il supporto e la considerazione che ogni individuo ha il diritto di avere.

Temo, però, che il cammino per giungere a questo traguardo sia ancora molto, molto lungo.

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