Sono oggi 10957 giorni – 30 lunghi anni – dall’entrata in vigore della legge 196/82.

Pubblicata con il titolo “Norme in materia di rettificazione di attribuzione di sesso”  sulla gazzetta ufficiale n. 106 del 19 Aprile di sei lustri or sono, questa norma poneva l’Italia all’avanguardia in Europa.  Prima di noi, la sola Germania aveva legiferato in materia.

La 164 poneva fine ad una anomalia tutta italiana. Già dagli anni ’50 la riassegnazione chirurgica del sesso (RCS) era riconosciuta, fuori dall’Italia, come unica strada percorribile per risolvere i problemi causati dalla cosiddetta disforia di genere. Nel nostro paese, invece,  l’RCS veniva considerata una mutilazione e, quindi, perseguita legalmente. Come sempre capita c’erano comunque pochi fortunati che potevano permettersi di effettuarla all’estero – e nell’immaginario collettivo la destinazione era regolarmente la clinica del dott. George Burou a Casablanca – ma dovevano comunque mettere in conto di dover sottostare a grossi problemi una volta rientrati in patria.

La nuova legge poneva fine a queste odissee e stabiliva una serie di norme che davano finalmente anche in Italia una dignità al transessualismo e alla RCS, che fino ad allora era considerata alla stregua di una sorta di pratica voluttuaria, con tutto quello che ne consegue. Ma non è mai stata considerata un punto di arrivo: solo il primo di una serie di passi che sarebbe stato necessario compiere per dare compiutezza alla materia.

L’RCS è infatto solo l’ultimo atto di una lunga trafila che dura anni. La riassegnazione del sesso non è una passeggiata, e chi l’affronta lo fa solo perchè  è l’unica strada percorribile. E’ un percorso difficile già di per se, per affrontare cambiamenti così radicali, ma spesso è reso ancor più complesso per il fatto che lo si affronta in piena solitudine: ci sono pregiudizi così forti e radicati che è tutt’altro che raro che parenti, amici – e genitori – ti abbandonino alla tua strada.

Questo persorso può durare anche diversi anni, durante i quali è necessario vivere nel ruolo del sesso opposto a quello riportato sui propri documenti. Questo periodo, che è chiamato test di vita reale, è propedeutico al passaggio finale, ma rappresenta frequentemente un vero calvario.  Cercare di vivere una vita ordinaria dovendo frontaggiare le difficoltà del corpo che cambia, l’ostilità di una bella fetta del mondo, il doversi muovere nella società con documenti che non rispecchiano più la tua persona, è veramente difficile per persone che si trovano in un momento critico della propria vita.

In una nazione che dovrebbe garantire indistintamente a tutti i cittadini uguale dignità senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali (Costituzione, art.3) sarebbero necessarie norme integrative che consentissero alle persone in transizione di affrontare serenamente questo passaggio della propria vita.

Ma così non è: la 164 è rimasta praticamente immutata ed oggi l’Italia, da nazione all’avanguardia, si ritrova oggi ad essere il fanalino di coda dell’Europa. Mentre la stragrande maggioranza degli stati membri della UE hanno prodotto norme molto più avanzate delle nostre, nel nostro Paese c’è addirittura chi prova a mettere in discussione la legge in toto.

Per lo più il clima in Italia in questi 30 anni non è migliorato un granchè. La diffidenza sociale nei contronti delle persone transessuali è sempre molto diffusa, e non è per nulla raro che sfoci nella transfobia. Nell’immaginario collettivo le persone transessuali sono identificate immediatamente con l’immagine, sbandierata dai media, di chi vende il proprio corpo. Le storie di tante persone, anche di grande valore, che hanno con difficoltà affrontato e superato questo grande punto interrogativo della propria vita si perdono nel nulla. Continua, costante, la discriminazione di tutti i giorni: quella che si tocca con mano quando devi trovare casa,  ottenere un lavoro, o nei quotidiani rapporti sociali. Tutte aree nelle quali siamo puntualmente svantaggiati.

In questo clima si consuma una ricorrenza che passerà inosservata ai più.

A me preme ricordarla.

Se vuoi condividere...

One thought on “164×30=10957

  1. in questo clima da morti di fame e di paure sventolate, le difficoltà vostre sono come degli strani punti scuri in un orizzonte di nebbia, non ci pensa per forza, sbagliando, non ci si pensa…

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

*